domenica 28 giugno 2026

Tre anni, due lingue, un mondo più grande: la mia esperienza nella classe internazionale.

 

Tre anni, due lingue, un mondo più grande: la mia esperienza nella classe internazionale





Ricordo ancora il primo giorno di prima media. Nuova scuola, nuovi compagni e, nel mio caso, una sfida in più: la classe internazionale. Quando ci hanno spiegato come sarebbe stato il nostro percorso, ho provato un misto di entusiasmo e un pizzico di ansia. Non si trattava della classica ora di inglese, ma di un vero e proprio viaggio immersivo. I primi due anni sono stati una palestra di allenamento costante: tre volte alla settimana, per un’ora. All’inizio, ammetto, non è stato facilissimo: abituare l’orecchio a sentire e pensare in un’altra lingua richiede impegno. Eppure, lezione dopo lezione, la timidezza ha lasciato il posto alla curiosità. L’inglese ha smesso di essere una semplice materia da studiare ed è diventato uno strumento vivo, un modo diverso di comunicare e crescere.

Il vero cambiamento è arrivato in terza. Il programma è diventato più intenso: due giorni a settimana, ma con lezioni da un’ora e mezza. Se all’inizio del triennio un’ora sembrava lunga, in terza quei novanta minuti volavano. Questo tempo prolungato ci ha permesso di fare un salto di qualità enorme. Abbiamo iniziato a partecipare a dibattiti, confrontarci su argomenti diversi ed esprimerci con molta più fluidità. L’inglese non era più una lingua “straniera”, ma una lingua “nostra”. Guardandomi indietro, questi tre anni sono volati. Se penso a come ero all’inizio e a come sono oggi, mi rendo conto di quanto questa esperienza mi abbia fatto crescere.

Oltre alle regole grammaticali e ai vocaboli, la classe internazionale mi ha regalato due cose fondamentali:

 la sicurezza in me stessa. Ho capito che sbagliare una pronuncia o una parola non è un fallimento, ma il modo migliore per imparare davvero.

una mente più aperta: parlare un’altra lingua ti spinge a guardare le cose da un punto di vista diverso e ad aprirti a nuove culture e prospettive.

A chiunque stia per iniziare questo percorso mi sento di dare un solo consiglio: non abbiate paura di mettervi in gioco. Tre anni sembrano lunghi, ma alla fine vi accorgerete che non avete imparato soltanto l’inglese: avete aperto una finestra sul mondo.




Francesca Iovinella 3B

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